Allevamento in acquario

A causa della diversità ambientale degli habitat colonizzati da questa specie, appare evidente come anche in cattività l’endler si dimostri adattabile a varie condizioni dei parametri d’allevamento.



In generale comunque, qualsiasi specie dà il meglio di se (sia in termini comportamentali che di gestione dell’acquario) se allevata in un acquario ad essa dedicato, in questo modo si potrà meglio allestire un ambiente che sia il più idoneo possibile alle sue esigenze. Un acquario di questo tipo, che non deve necessariamente ricreare un vero e proprio biotopo dell’endler, è caratterizzato dal punto di vista delle caratteristiche chimico-fisiche dell’acqua da un ph alcalino (7.2- 8.0), durezza elevata (gH ≥ 10 ; kH ≥ 10), temperatura compresa tra 25-29°C, e un flusso d’acqua non eccessivamente veloce. Volendo si può aggiungere all’acqua del sale per ricreare l’ambiente semi-salmastro in cui vivono in natura. In questo modo, si eviteranno infezioni batteriche, fungine, e, in genere, anche le più comuni parassitosi, come quella causata da Ichthyophthirius multifiliis, il cui ciclo vitale è ostacolato dalla salinità. In genere, la comune acqua di rubinetto è già dura e alcalina, ma, se non lo fosse, è possibile aumentare la durezza aggiungendo alcuni materiali calcarei, come alcune rocce, o inserire alcune conchiglie come gusci di chiocciole, dopo averli accuratamente lavati. La capienza della vasca è del tutto soggettiva, anche se sarebbero da preferire quelle di litraggi superiori, più facili da gestire in termini di mantenimento di condizioni ambientali stabili, e, soprattutto, per controllare il rapido incremento numerico a cui la popolazione sarà soggetta inevitabilmente. L’arredamento della vasca è anch’esso soggettivo, anche se per apprezzare meglio la brillantezza della livrea, sarebbe meglio optare per un fondo scuro ed evitare quelli troppo chiari.

Un altro aspetto importante è sicuramente quello di fornire una buona vegetazione tra la quale sia gli adulti che gli avannotti, possano sentirsi a loro agio. Chiaramente, in acque dure ed alcaline come queste, le specie vegetali meno esigenti tra le quali scegliere, che meglio si adattano a questo tipo di condizioni, potranno essere ad esempio Ceratophyllum demersum, Najas guadalupensis, Vallisneria spiralis, Microsorum pteropus, Egeria densa, Anubias barteri (e le sue varietà), ecc. Volendo possono essere inseriti anche alcuni legni e rocce nella vasca, ricordando però, in generale, che quanto più semplice e funzionale è l’arredamento, tanto più sarà semplice la manutenzione dell’acquario, ed eventualmente l’apporto di alcune modifiche al layout di partenza.

Allevamento in vasca all’aperto



Disponendo di spazio, talvolta può essere necessario, oltre che molto interessante, allevare il Poecilia wingei all’aperto durante la bella stagione, sia in balcone che in giardino (orientativamente a seconda della latitudine da Maggio ad Ottobre). I punti focali di questo tipo di allevamento sono la capienza della vasca e la sua esposizione ai raggi solari. Infatti per la buona riuscita dell’allevamento sono indispensabili grandi contenitori, anche in plastica, dai 60 l in su (molto meglio se di litraggio superiore) dove sarà possibile mantenere più stabili i parametri ambientali, considerando che non sarà necessario l’utilizzo di un sistema di filtraggio per l’acqua. A tal proposito, per garantire uno smaltimento ottimale dei nitrati che si accumuleranno inevitabilmente, sarà importante inserire piante a crescita rapida come Ceratophyllum demersum, Egeria densa, o anche specie galleggianti come Salvinia natans, Lemna minor, Pistia stratiotes che, con la loro crescita in superficie, ombreggeranno in modo ottimale lo specchio d’acqua. L’altro aspetto importante già accennato in precedenza è l’esposizione, infatti è meglio posizionare la vasca in un luogo ombreggiato per la gran parte del giorno, in modo che possa ricevere i raggi solari solo per poche ore, preferibilmente di mattino presto o verso sera, evitando così il surriscaldamento nelle ore centrali della giornata. Preparando così la vasca in anticipo un mese prima, verso Aprile, riempiendola sia con acqua di rubinetto che in parte con acqua prelevata da un cambio parziale di un acquario, introducendo un’abbondante vegetazione, si garantirà l’instaurarsi di un equilibrio ottimale tra flora batterica, sviluppo di alghe, e di una miriade di organismi planctonici e non, che si riveleranno la principale fonte di sostentamento per i pesci da introdurre. Infatti in quest’arco di tempo si potranno sviluppare piccoli Ciclopidi, larve di zanzara e larve di vari Ditteri. In particolare per rendere ancor più variegata e naturale l’alimentazione degli endler si potranno inserire in largo anticipo alcune dafnie e tubifex che, in breve, si moltiplicheranno e fungeranno da scorta alimentare. L’unica cosa sulla quale bisogna prestare attenzione in alcune località, sarà di evitare alle libellule di deporvi le proprie uova. Infatti, le loro larve acquatiche, essendo carnivore e molto voraci a differenza di quelle della maggior parte degli altri insetti, potrebbero essere una minaccia specialmente per gli avannotti. Di tanto in tanto, infine, per non dimenticare il piacere di alimentare i propri animali con le nostre mani, si potrà aggiungere del cibo in scaglie sempre con parsimonia, e rabboccare periodicamente l’acqua evaporata. In autunno, al momento di ricoverare all’interno gli animali, gli endler pescati, in genere, avranno colori più brillanti e dimensioni leggermente inferiori rispetto agli esemplari allevati in acquario, oltre ad essere inevitabilmente….aumentati di numero !!

    

    

Allevamento in laghetto all'aperto


Molto simile all’allevamento in vasca all’aperto, è il mantenimento degli endler in laghetto per chi ne ha la possibilità. Infatti, valgono le stesse considerazioni fatte in precedenza riguardo il periodo di allevamento e la preparazione dell’ecosistema, anzi, in laghetto, avendo a disposizione un volume d’acqua maggiore, sarà più semplice mantenere stabile i parametri ambientali, e i pesci potranno disporre di maggiore spazio e nutrimento grazie ai quali potersi sviluppare al meglio. L’unico inconveniente si presenterà in autunno, al momento del prelievo degli esemplari, infatti, bisognerà incarnare i panni del pescatore e cercare di recuperare tutti gli esemplari dal laghetto prima che arrivi l’inverno!!

Allevamento in batteria


Alcuni allevatori, possedendo molti ceppi, per ottimizzare lo spazio disponibile e, talvolta, per stabilizzare alcuni ceppi selezionati, ricorrono ad un allevamento molto “essenziale”, ossia piccole vasche poste le une accanto alle altre, con un rudimentale sistema di filtraggio (in genere ad aria), o anche assente, senza fondo per una manutenzione molto semplice, e con poche piante a crescita rapida per l’assorbimento di nitrati, in cui allevano un ridotto numero di esemplari. Chiaramente questo tipo di allevamento comporta la gestione più o meno impegnativa di numerose vasche, che tra l’altro, possono anche non piacere esteticamente, ma che soddisfano esigenze per lo più funzionali. Per questi motivi, l’allevamento ‘in batteria’ è sconsigliato per principianti, essendo utilizzato come già accennato solo da allevatori più o meno esperti e in grado di gestire al meglio la mole di lavoro da spendere per il mantenimento di condizioni stabili in un gran numero di vasche.