La laguna De Los Patos, uno dei biotopi di origine dell’endler, si trova nei pressi della città di Cumanà nello stato di Sucre, in Venezuela, in prossimità della costa del Mar dei Carabi e dell’Oceano Atlantico.



La città fu la prima roccaforte europea nelle Americhe, infatti il “Castello di Cumanà”, una vera e propria fortezza calcarea, fu costruito in posizione sopraelevata dagli Spagnoli per proteggere i loro commerci del sale e delle perle tra il XV e il XVII secolo, durante, cioè, la celebre epoca dei “Conquistadores”. Fu proprio durante quest’epoca che, la laguna, si è formata, in particolare, in seguito all’allagamento di un’antica miniera di sale, sfruttata proprio dai Conquistadores spagnoli per il prelievo di quest’importante risorsa. Cumanà fu, infatti, colpita da una forte tempesta o da un uragano che causò un deflusso torrenziale che allagò la miniera. Furono fatti molti tentativi per pompare fuori l’acqua ma fu tutto inutile e la miniera venne, in seguito, abbandonata. In aggiunta a ciò, nel corso del tempo, nella regione si verificarono molti terremoti distruttivi che causarono la deviazione del percorso del fiume Manzanares. Probabilmente, tali eventi sismici, nonché l’inondazione e lo spostamento del fiume, hanno svolto un ruolo nella determinazione della fauna ittica dei vari laghi presenti nella regione. Infatti, la laguna De Los Patos è fondamentalmente un lago che, con le piene stagionali, si interconnette ad altri specchi d’acqua nelle vicinanze formando un corpo d’acqua di dimensioni ancora maggiori, che, a nord-ovest, si connette anche al mare. Si può quindi facilmente comprendere già in prima analisi come le caratteristiche chimico fisiche dell’acqua di tale ecosistema possano essere molto variabili, sia in base alla zona che in base al periodo dell’anno. Si può più facilmente comprendere la geografia dell’ecosistema grazie agli appunti di Armando Pou, che nel corso dei suoi viaggi per la regione, ha analizzato anche altri aspetti di questo vasto ecosistema. La laguna è inquinata lungo gli argini da materiali di rifiuto provenienti dalle baraccopoli insediate nelle vicinanze, a testimonianza della povertà nelle periferie di Cumanà, che ne alterano la colorazione delle acque talvolta in maniera molto consistente. Già John Endler, a tal proposito, sottolineava come l’acqua fosse torbida e di un colore caratteristico: “…Furono ritrovati in un’acqua calda (27-30 gradi °C) di colore verde brillante ,molto dura in un piccolo lago. Il verde metallico che presentano i maschi nella livrea è l’unica cosa che possa renderli visibili alle femmine in quest’acqua così torbida e ricca in alghe unicellulari. Abbastanza interessante è che ho riscontrato questo caratteristico verde metallico anche in una popolazione di guppy selvatici pescati in un biotopo simile nel sud di Trinidad. Questa caratteristica la stavano però iniziando a sviluppare da poco in quanto era nulla in confronto a quella della specie che avevo pescato a Cumanà …”

Alcune medie dei parametri ambientali: *(dati rinvenuti dal web, e pertanto variabili)

  • Temperatura : da 25 a 34° C
  • pH : da 7.9 a 9.4
  • gH : circa 50
  • kH : circa 17
  • NO3 : 5 mg/l
  • NO2 : 0 mg/l , ma variabili
  • NH4 : 0 mg/l
  • Conduttività : 2.119 mS/cm – 25.1 mS/cm
  • Salinità : 0.4 % – 40%
  • Ossigeno disciolto : 1.63 mg/l – 7.82 mg/l
  • Solidi disciolti totali : 25.08 g/l – 37.84 g/l
  • Trasparenza : 0.1 m – 1 m




Dei quattro laghi formanti la laguna, i due sul lato orientale dell’autostrada Autopista Antonio Josè Sucre sono quelli meno inquinati rispetto a quelli situati sul lato occidentale. Il più grande dei laghi orientali è all’interno del complesso minerario ed è quello circondato dalla vegetazione più scarsa lungo i margini, nonché quello con la minor quantità di endler rimasti, in seguito all’introduzione di ciclidi che ne hanno decimato la popolazione. Il più piccolo dei laghi orientali è facilmente raggiungibile dall’autostrada, e, contiene una popolazione di endler melanici molto elusivi. Sul lato occidentale dell’autostrada ci sono gli altri due grandi laghi, di cui quello più meridionale talmente inquinato da rifiuti da non contenere alcuna popolazione ittica. Quello più settentrionale sembra rimanere l’ultima roccaforte degli endler, qui molto comuni, nonostante l’inquinamento rendente l’acqua di un colore dal bianco al marrone. Questo lago profondo, essendo carente d’ossigeno, impedisce la vita in profondità dei ciclidi e rende possibile quella degli endler negli strati più superficiali. Lasciando questo lago, in un canale di drenaggio invaso dai giacinti, Armando Pou riuscì a catturare un endler dalle insolite pinne pettorali nere, un carattere molto recessivo già osservato dal professor John Endler solo nel 20% della popolazione raccolta nel 1970. A comporre l’intero ecosistema lacustre c’è anche la laguna Malagueña situata sul lato continentale della strada Avenida Universidad, il corpo d’acqua più incontaminato. Circondata quasi completamente da Mangrovieti neri, è un estuario fulcro di una gran varietà di avifauna selvatica. Questo ambiente è connesso al mare tramite un canale passante sotto la strada ed è la zona dove sul finire degli anni ’90 furono rinvenuti molti endler (dai 15 ai 20 fenotipi differenti con 7-8 forme dominanti) e altri Poecilidi, come Micropoecilia picta, molly, ciclidi, etc., a quel tempo, infatti, il canale risultava collegato al mare solo in occasione dell’alta marea. Attualmente sembra contenere solo picta e alcuni ciclidi. Ciò che sembra aver nuociuto alla popolazione di endler nel corso del tempo è stato l’influenza sempre più costante del mare. L’acqua di questo bacino, stagnante in alcune aree, va dal verde pisello a rosso-grigio, ed è ricoperta talvolta da una pellicola bianca. La salinità è variabile in base alla stagione, così come è variabile la profondità: da pochi cm a 3-4 metri, anche se in prevalenza l’acqua è poco profonda. Il fondo è caratterizzato da detriti di foglie e fango. Il suolo della zona è ambivalente: calcareo e biancastro sul lato oceanico, rossastro su quello continentale. Nel corso degli anni sono state condotte varie spedizioni di raccolta degli endler da questo vasto ecosistema da John Endler, Armando Pou, Roman Slaboch, etc., solo per citarne alcune, ma nonostante questi sforzi per cercare di salvaguardare in cattività la sopravvivenza di questo piccolo Poecilide, appare evidente come il suo futuro sia molto incerto, in particolare l’endler potrà continuare ad essere conosciuto in futuro dalle generazioni successive solo se si riuscirà a preservarne almeno parte dell’habitat naturale d’origine, ma soprattutto molto dipenderà da quanta attenzione gli dedicheremo in futuro nella preservazione della sua identità di specie.